No, fatemi capire. Dovrei rallegrarmene? Dovrei tirare un sospiro di sollievo perché nel 2007 i morti per incidenti sul lavoro sono stati “soltanto” 1125 contro i 1341 del 2006? Anzi, son quasi pochi, non trovate? Eh, a 1125 lavoratori morti ci arrivano tutti gli stati, siamo nella media Europea. Dovremmo, invece, pur distinguersi, no? Un po’ come già facciamo per la libertà di stampa e altre belle classifiche internazionali. E poi, se è vero che la metà dei morti sono immigrati, in fondo è un’ottima politica di contenimento dell’immigrazione…

No, decisamente no. Sono troppi! Anche una sola persona morta sul proprio posto di lavoro in un anno sarebbe troppo, va detto con forza. Certo, è importante rilevare una diminuzione, ma… chi lo racconta ai familiari che hanno perso un loro caro che… “Quest’anno è andata bene, in fondo son morte 200 persone in meno!”

Non si può pensare che la morte sul lavoro sia un aspetto dello stesso, oppure si decide che ci sono dei lavori a rischio e però devono essere retribuiti in proporzione al rischio.

Primo passettino verso quello che sarà Thunderbird 3.0. Mentre il fratello maggiore, Firefox, marcia spedito verso la release 3.0 (siamo in prossimità della prima Release Candidate che potrebbe essere l’unica), il client di posta di casa Mozilla ha avuto un po’ di problemi, non ultimo l’abbandono da parte dei principali sviluppatori. In questi ultimi mesi si sono susseguite molte voci sul futuro di Thunderbird, da chi lo voleva ormai finito a chi, come la Fondazione, lo voleva pronto per il rilancio con la costituzione di una costola di Mozilla deidicata al suo sviluppo e magari l’integrazione all’interno di OpenOffice 3.0.

Sarà interessante seguirne lo sviluppo, e per questo l’ho installato sul pc dell’ufficio. E ieri ho avuto due piacevoli sorprese. Quando ho chiesto l’aggiornamento dell’applicazione, mi è apparso Thunderbird 3.0a2pre, quindi un passo in più rispetto ad un’alfa 1. Poi aprendo una mail, da tasto destro ho trovato la piacevole voce “Open Message in new Tab”, finalmente la gestione dei tab tanto attesa…

I bug sono ancora numerosi, ad esempio aprendo un messaggio in un tab, Lightning, il calendario integrato, smette di funzionare correttamente. Ma è una versione alfa, che pretendete?

Per quanto mi riguarda, ho sufficiente fiducia nella Mozilla Foundation per usare Thunderbird 3.0 in versione alfa.

OutrO

Servi reietti. Il Regno della Salvezza è lontano

 

Sulle sponde di Mesopotamia

i morti muoiono ancora, per sempre, ancora ed ancora.

 

Nessuna corteccia a cui aggrapparsi

il puzzo di Napalm brucia le vesti

ignudi ci lascia in mezzo al niente

privi di odio, privi d’amore.

 

Il tuo volto dipinge la vita

limpida suggerisce di amarla

 

“cerca la foresta dei racconti d’infanzia

l’ombra di querce fatate

dove il brusio e la violenza sono vissuti

nei sogni di altri”.

 

Ma più che m’addentro

le voci dei figli dell’uomo

diventano stridule urla

inumane di bimbi seriali

affogati in barili di oro mortale.

 

Sorge dal ventre materno l’oceano-mare della consapevolezza

ma esso è turbato da un fetido pozzo che infetta. Il Regno della Salvezza è lontano

 

Un fluido buco nero mi schiaccia verso un perpetuo delirio.

Cade Babele: “il Regno della Salvezza non mi porterà a casa”.

 

 Montag

Ultimo atto, il TFR

Ti assumono promettendoti il contratto a tempo indeterminato l’anno successivo. A metà anno ti chiedono il sacrificio di un tuo mese di stipendio “Eh, non sapete noi [soci n.d.a.] da quanto tempo non prendiamo lo stipendio”. A fine anno ti dicono “senti, ti facciamo il contratto a formazione, così l’azienda risparmia un po’, ma per te è uguale”. Meno di un anno dopo cominciano a dirti “Eh, non c’è lavoro… dal prossimo mese ti mettiamo a progetto e poi si vedrà”. Poi per fortuna si accorgono che ci sono un paio di progetti importanti che devono essere ultimati, e allora ti dicono che a fine febbraio finisce il contratto. Anzi, a fine febbraio ti devi licenziare.

Dentro di te cominci ad avere un po’ paura. Ne parli anche poco con le persone che ti stanno vicino, perché ti vergogni della scelta che facesti pochi anni prima di fidarti di un branco di improvvisatori gradassi. Ti spaventa esser disoccupato. Ti spaventa andar per uffici per far colloqui, non ti senti all’altezza. E allora un po’ speri che a febbraio il lavoro prosegua, com’è stato finora. Ma un po’ ti lasci andare, non lavori più con l’entusiasmo di un tempo. Pensare che il natale prima di essere assunto in quell’azienda, avevi cominciato il progetto a casa, durante il Natale!!! Ci pensi e ti insulti, ma sei fatto così.

Adesso l’entusiamo è finito, fai le tue 8 ore e non vedi l’ora che sian le 18 per andartene.

Gli ultimi giorni (il penultimo!) i tuoi capi cominciano a chiederti se dopo sei disposto a lavorare ancora con loro, a progetto, ma veramente a progetto! Allora pensi che si siano svegliati e abbiano capito che non puoi licenziare l’unica persona che ha seguito il progetto la cui installazione è appena partita. Non ha senso. O almeno lo affianchi per un mese ad un’altra persona (ma allora potrebbe rimanere il primo dipendente almeno fino al termine dello start-up…). Niente di tutto questo, mi chiedono di prendermi in carico l’assistenza e mi danno la metà di quello che prenderanno loro. Cioè, ti danno la metà di un qualcosa che ancora non è quantificabile per fare tutto il lavoro. mhm, qualcosa non torna. Allora, io faccio il lavoro che loro vendono, e io ci guadagno la metà? Poi, assistenza su un programma che non è mai stato debuggato? “Eh, ma se l’hai fatto tu, e dici di saper programmare, sarai confidente che il programma sia fatto bene”, la frase del più demente del gruppo. Beh, come dire che la Microsoft abbia venduto Vista senza neanche farci un test sopra, tanto fanno sistemi operativi da anni, sapranno come farli… Ops, è quello che han fatto…

Ma no, un programma non è mai esente da bug, ma che glielo spiego a fare? Tanto “conditio sine qua” non capirebbe! E allora nuova proposta! Spiegare ad un altro il mio programma… Quante giornate? “Vediamo, quanto ci vuole…” Per quale prezzo? “Tu quanto vorresti?” Voi quanto vorresti darmi? “300€?” No, è molto al di sotto delle mie aspettative, ho da fare.

Lasciando perdere quanto possa valere la conoscenza. Mi sembra lecito decidere “si, accetto” “no, non accetto”, altrimenti che me lo domandano a fare? Se tanto decidono loro? Così cerchi di decidere pensando a cosa ti convenga di più… “Eh, no, dopo tutto quello che abbiamo fatto per te” E quello che io ho fatto per loro? Ah, ma quello non conta. Ti hanno preso per il culo, perché ti assunsero per poter prendere una commessa da 30.000€ circa e poi ti vogliono anche far sentire in colpa se pensi al tuo portafogli! “Eh, voglio vedere chi ti da uno stipendio come quello che prendi qui” TUTTI!!!! Anzi, mi danno lo stesso stipendio senza lagnarsi tanto!

Già perché nel frattempo mi son rimboccato le maniche e ho inviato il mio curriculum alle aziende e in diverse si sono interessate. Ho fatto 3 colloqui (all’azienda di Torino c’ho rinunciato…) più una selezione piuttosto dura in una nota società, che poi vi dirò. A Prato mi volevano assumere, giusto giusto con lo stesso stipendio, ma… ho rinunciato, troppo lungo il viaggio. A Firenze mi hanno in effetti assunto con lo stesso stipendio. Del terzo devo ancora avere notizia ma nel caso lo stipendio sarà superiore a quello che mi davano i “benefattori”. E poi la nota società… vi dirò.

Son passati ormai 2 mesi dall’ultimo giorno di lavoro, e i miei occhietti si son fatti a forma d’euro pensando al TFR. 60 giorni, mi dicono in CGIL, e me lo devono dare, altrimenti ci sono i termini per richiederglielo. Così faccio passare il 60esimo inutilmente e scrivo una mail tranquillissima a quello che si è sempre dipinto da buonista chiedendogli informazioni sul mio TFR. Non mi risponde.

Lascio passare alcuni giorni e gli scrivo di nuovo, stavolta il mio tono è molto più aggressivo. Gli scrivo che mi ha deluso il fatto che non mi abbia risposto e gli chiedo se è consapevole che potrei fargli anche una vertenza sindacale. Il giorno stesso mi chiama, incazzato. Eh, non mi aveva risposto perché aveva girato la mail al commercialista, è evidente! Ma due righe per avvertirmi? E poi che è questa storia della vertenza? Il TFR è tuo, ma te lo pago quando mi ricordo, è evidente. Mica ti chiamo ogni volta che c’è un casino con il tuo programma! Eh tu sapessi che casini che ci sono!

Ecco, mi mordo le labbra per non esser stato pronto con la risposta. Gli avrei potuto dire: “Cretino, mi hai licenziato tu, cosa ti aspetti che io ti faccia? Che lavori per te gratuitamente? Credi davvero che sia un tuo diritto a cui stai rinunciando chiamarmi se un programma che ho scritto come tuo dipendente, e che quindi è di tua proprietà come mi ha voluto ricordare ‘conditio sine qua‘, non funziona? E invece quello di avere il TFR entro i 60 giorni è proprio un mio diritto! Quindi ringrazia che non ti abbia fatto veramente una vertenza sindacale” …che non mi sarebbe convenuta per così poco.

Comunque, il giorno dopo (sicuramente tra una serie infinita di maledizioni) è arrivato pronto l’assegno.. Ma solo un irriconoscente come me potrebbe pensare che quella parolina nella mail abbia velocizzato l’arrivo di quel bel fogliettino. Che domani incasserò!

Cercammo di
bussare, poi
entrammo.

Porgemmo la mano
nell’incantato cuore
degli uomini.
Il nulla perso nei
loro sguardi, proiettava
immagini angosciose.

Si preoccupavano dell’Africa,
ma con i soldi in
mano.
E negli occhi gioia e tristezza.

Mi dissero di
non guardare,
di non
preoccuparmi, di
sedere e
mangiare.

La pietanza
l’avevo
ma sullo sfondo
un uomo solo.

La definirono anche arte!

Non si accorgevano
di tutta la gente
che moriva intorno a loro.
Ed altri che si immolavano
nel nome loro.

Ero estraneo.
O troppo umano o troppo
stolto.
Non capivo e non voglio
capire.

Ed ecco i potenti,
ed i loro discorsi.

Mi piego. Mi
sottometto. Sono come
tutte le teste
basse!

All’uscita, ora, mi daranno
dei fiori.

Poesia inviata da Ruperto

Ci scusiamo per il ritardo nella pubblicazione di questa mail che ci ha inviato la nostra amica PIPPIBI. Buona lettura!

Ciao raga, non so se questa cosa sia poesia o prosa, francamente non mi importa e spero non importi a voi, è invece il mio modo di ricordare mio padre, il 25 aprile, l’antifascismo in un momento in cui di 25 aprile e del suo significato e di anifascimo ce ne vorrebbero a tonnellate.
Buon 25 aprile anche a voi!

Aspettando il 25 aprile.

Mi tenevi sulle ginocchia. Seduto sullo sgabellino a quattro gambe un po’ storte, che avevi fatto per me, strofinavi il tuo viso, ruvido di barba non fatta, sul mio viso piccolo e rotondo. Come sempre, quando cominciava a fare molto caldo, io ti aspettavo sul portone e tu arrivavi. Arrivavi con la bici gialla e nera e con le pinze al fondo dei pantaloni per impedire che andassero nei raggi. La vecchia borsa a tracolla e un sorriso che sapeva di sudore, di polvere, di ferro e fonderia.

Era tardi per me, le dieci e mezza di sera eppure ti aspettavo perché il mio mondo non era completo se tu non lo colmavi con la tua presenza.

Ti saltavo al collo e ti baciavo con i miei baci umidi e totali incurante, inconsapevole della tua stanchezza. Ti portavo la borsa, tu posavi la bici in cantina e facevamo insieme i quattro piani di scale che ci portavano a casa. Continuavo a parlarti, a raccontarti e tu, solo mio, mi sorridevi anche mentre ti lavavi con l’acqua fredda nel lavandino della cucina.

Come un piccolo cane felice ti prendevo le ciabatte, tu ti sedevi io ti slacciavo le scarpe. Tu le toglievi e infilavi le ciabatte.

L’aria era calda anche di sera tardi ma noi andavamo sul balconcino, quello che guardava le fila diritte di insalata e costine, rose e ravanelli del giardino di Susetto, con la sua casetta di mattoni rossi e la vite che saliva come un operaio affaticato.

Avevamo in mano una tazza con il ghiaccio pestato, un po’ di caffè e lo zucchero e ci affondavamo dentro il cucchiaino portandoci alla bocca quei piccoli grani gelati e golosi. Guardavamo atterrare gli aerei a Caselle, ci passavano proprio sulla testa con le loro lucine rosse e la scia di panna bianca nel cielo blu scuro.

Mi sedevo sulle tue ginocchia e ti dicevo: “racconta”

Imperiosa, esigente e tu mi raccontavi dei tuoi tramonti di fabbrica rosso fuoco, dove le colate dalle siviere avevano la stessa grandezza e richiedevano lo stesso sacrificio di un vulcano domato.

Orgoglioso del tuo lavoro, fatto con la fierezza di un antico alchimista che piega il ferro e la consapevolezza del popolo a cui tu appartenevi, una classe operaia che sapeva chi era e credeva, sperava di essere il futuro di una nazione; quella stessa nazione che avevi contribuito a liberare con la lotta partigiana. Questo era un altro dei tuoi racconti che adoravo e che ti facevo raccontare spesso perché erano una parte di me. Di quando combattevi nelle brigate Garibaldi, sulle montagne del cuneese, con il tuo fazzoletto rosso al collo e lo sten al fianco, le scarpe rotte e spesso lo stomaco vuoto. Così tanto una parte di me, che hai voluto portassi anche il nome di battaglia di una tua compagna di lotta caduta durante un combattimento.

Mi parlavi di come le tue battaglie erano poi continuate all’interno della fabbrica perché tutti avessero un salario dignitoso e dei turni di lavoro non da bestia, incurante che mamma non fosse affatto contenta che tu “riempissi la testa di cose che non può capire a una bambina così piccola”.

E tu hai fatto in modo che capissi con un regalo meraviglioso: insegnandomi a leggere a quattro anni con una pazienza, una gioia che molto aveva del bambino che ancora abitava in te.

Facevamo a gara nell’inventarci storie strampalate che tu condivi con buffe parole in dialetto che io non sempre capivo, che ti obbligavo a tradurre e che poi usavo quasi sempre a sproposito, come se fossero parolacce e che ancora adesso adopero con la tenerezza del ricordo.

Così, come tutti gli anni, aspetto il venticinque aprile, il nostro 25 aprile, ancora di lotta e forse libertà e credimi, papà, è un bel modo di ricordarti.

Ministro alla Semplificazione! Lo voglio ripetere ancora. Ministro alla Semplificazione! Non riesco a capire. Ministro alla Semplificazione!

Ma che vuol dire? Sì, sì, dovrebbe semplificare la normativa italiana, ma non puoi dare un incarico del genere ad uno che fatta una legge (che definire semplice ci vuol tanto coraggio visto il meccanismo di elezione del senato) la definisce subito una porcata! Ma poi se di semplificazione ce n’è bisogno cominciamo subito, invece di 21 ministeri (con invenzioni fantastiche come, appunto, questo della semplificazione) era meglio averne 12+4 come prevede la legge! Anzi, la legge prevede un limite massimo, il nano ridens poteva benissimo semplificare ancora di più…

E poi quelli della Lega hanno anche il coraggio di dire che non sono interessati a poltrone… si son fatti fare un ministero ad hoc pur di avere un seggiolone per il porcato (in quanto dotato di porco che porta a spasso al guinzaglio) sedere calderoliano.

E così nasce il 4° governo di nani e ballerine. Di ballerine ce ne saranno 4, su 21 ministri. In Spagna Zapatero ha presentato un governo di 9 donne e 8 uomini. Non che un governo con più donne che uomini sia per forza migliore di un governo con un rapporto inverso, soprattutto se le donne sono Stefania Prestigiacomo, Maria Stella Gelmini, Mara Carfagna, Giorgia Meloni… in questo caso poteva bastarne anche una sola, tanto è tutta materia grigia portata a spasso inutilmente.

E, non c’è che dire,  comincia subito a rispettare, a suo modo, le promesse e le leggi dello stato. Massimo 12 ministri con portafoglio, e ci siamo, e 4 senza portafoglio… Il capo circo aveva bisogno di altre 5 poltrone e così arriviamo ai 21 ministri, con 9 senza portafoglio.

E sui tempi? Non aveva dichiarato il giorno dopo le elezioni che avrebbe presentato la squadra di ministri entro una settimana? …ha sforato di ben 2 settimane! Il 200% in più! Per uno che si disegna come grande imprenditore, come super manager (son capaci tutti con i soldi che piovono dal cielo…) mi sembra che cominci piuttosto male!

Ma per fortuna l’Italia è un paese di smemorati…

A proposito di memoria… qualcuno si ricorda degli extracomunitari? Le cose son due, o son già scappati tutti o… la ventata di criminalità proveniente dagli immigrati era tutta una montatura, perché passate le elezioni romane non se n’è più sentita… (faccio l’ingenuo) chissà perché?!

L’uomo e la bandiera

Un ragazzo è stato massacrato. Unica colpa non aver dato una sigaretta ad una testa (di minchia) rasata.

Un ragazzo è stato massacrato di botte, ma è meglio massacrare di botte un ragazzo che bruciare una bandiera. Chi afferma questo è una testa di minchia come chi ha massacrato Nicola Tommasoli per aver negato una sigaretta. Chi afferma che una bandiera israeliana bruciata è più grave di un ragazzo di 29 anni pestato a morte a Verona è Fini. Fini è la terza carica dello Stato Italiano. Lo Stato Italiano ha come terza carica un fascista che vuole sdoganarsi difendendo il regime fascista di Israele. Regime fascista perché sta ripetendo sul popolo palestinese le stesse tragedie che il popolo ebraico ha subito durante il nazifascismo.

Che l’aria in Italia, dopo le elezioni, sia cambiata lo si vede molto bene, e neanche i TG di regime riescono a nasconderlo molto… Non più un immigrato che faccia del male ad un santo italiano… casomai ancora morti sul lavoro e italiani che uccidono altri italiani, e italiani (e me ne dispiace che lo siano) che deturpano lapidi, e italiani che festeggiano col saluto romano e inneggiando al duce.

Proprio una bell’aria e soprattutto ora c’è veramente tanta più sicurezza in giro, eh si! Adesso è sicuro che siamo nella merda!

Funerali e calpestii

E’ proprio vero: se vedi un punto nero spara a vista, o è un prete o è un fascista!

Ma sì, calpestiamo tranquillamente le ultime volontà delle persone! Come sempre, i preti (ma non facciamo di tutte l’erba un fascio, alcuni son proprio fascisti, ma ci son tanti preti per bene…) si distinguono per non avere il minimo rispetto verso il prossimo, quel pover uomo di Gesù Cristo dovrebbe tornare a fargli visita e a ricordargli un paio di cosette che aveva detto.

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