L’art.18 e il bottino

Insomma, pare che il problema dei problemi dell’Italia non fosse l’art.18 dello Statuto dei Lavoratori.
Pare che gli imprenditori, quei sant’uomini, non stessero ad aspettare da tutta la vita che finalmente il governo abolisse l’art.18 per assumere folle oceaniche a tempo indeterminato.
Pare addirittura che i pochi neoassunti a tempo ex-indeterminato dello scorso anno debbano ringraziare gli sgravi fiscali che il governo ha elargito così generosamente (agli imprenditori).

Insomma, quelli che vi dicevano “date agli imprenditori la flessibilità di licenziare e vedrete che si creeranno posti di lavoro” o erano in malafede o degli emeriti bischeri. O anche tutte e due.

A febbraio i nuovi contratti attivati sono stati 341mila, con un -12% rispetto ad un anno fa, quando il JobsAct non era ancora in vigore e l’art.18 era ancora pienamente valido. E sul dato spicca il crollo dei contratti a tempo ex-indeterminato con un -33% rispetto al febbraio di un anno fa (a gennaio lo stesso rapporto segnava -34%).

Morale? Dubitate sempre di chi vi chiede di rinunciare ad un vostro diritto per chissà quale futura occasione. Solitamente vi frega il diritto e scappa col bottino.

L’attacco del governo Renzi ai diritti dei lavoratori

dal Comitato Senese l’Altra Europa

Il Jobs Act del Governo Renzi è l’ultimo atto di una serie di leggi sul lavoro che hanno reso precario il lavoro e la vita di milioni di persone, gettando nell’insicurezza ai limiti della disperazione molti lavoratori e gran parte delle giovani generazioni.

VENERDÌ 7 NOVEMBRE
ore 21:00
Palazzo Patrizi – via di Città 75

Ne parleremo con:
Giovanni Orlandini – Professore di Diritto del Lavoro presso l’Università degli Studi di Siena

Sono stati invitati ad esprimere il loro punto di vista dirigenti ed RSU aziendali di sindacati confederali e di base e realtà giovanili impegnate sul tema della precarietà.

Più informazioni

Volantino Jobs Act – 7 novembre

Una risposta al Dr. Iccapot e ai “blogger senesi”

Il finesettimana appena passato ha visto la conclusione, con il ballottaggio, di elezioni davvero molto importanti per la città di Siena. Era attesa da più parti una scossa, un cambiamento, una punizione per un partito e un sistema che ha dominato la città e che l’ha portata sulle prime pagine dei quotidiani di tutto il mondo per lo scandalo della sua ex banca.

Il primo turno delle elezioni aveva visto un enorme ridimensionamento del PD e del suo candidato sindaco Valentini che non era riuscito a superare il 40% dei consensi in una città da sempre roccaforte del "centrosinistra". E per la prima volta dopo 20 anni il PD era stato costretto al ballottaggio contro una coalizione di destra (da cui, è bene ricordarlo, erano fuggiti 2 pezzi in maniera distinta) che si era portata al 23%.

Una lista di destra che durante tutta la campagna elettorale era stata definita come la più contigua con il Sistema-Siena dai cosiddetti "blogger senesi".

All’indomani dello scrutinio del primo turno, molti esponenti dell’opposizione al sistema di potere ceccuzziano e soprattutto tutti i cosiddetti "blogger senesi" hanno cominciato ad urlare ai quattro venti che bisognava votare Neri, che tutta l’opposizione unita avrebbe dovuto appoggiare chi fino a poche ore prima era il parente più prossimo del PD.

Ricordiamo che della coalizione del Neri fanno parte l’ex sindaco Cenni, Alfredo Monaci e ovviamente il PDL di Verdini (quello del cosiddetto Papello Ceccuzzi-Verdini, ovviamente negato dai due diretti interessati).

Nei quindici giorni tra il primo turno e il ballottaggio si è assistito poi all’apparentamento tra Neri e Falorni, lo stesso che pochi giorni prima della presentazione delle liste elettorali era fuggito indignato dal Baricentro Civico, la lista elettorale di Neri.

Questa era la situazione al momento del ballottaggio: Valentini (sostenuto da PD, SEL, Riformisti e Siena Cambia) e Neri (sostenuto da Nero su Bianco, Moderati per Siena, Impegno per Siena, Siena Rinasce e Fratelli di Siena). Da una parte Ceccuzzi e Monaci, dall’altra Cenni e Monaci.

E io non ci sono riuscito. In molti mi han detto di turarmi il naso e andare a votare per il Neri per fare uno sgambetto al Valentini, ma per tapparsi il naso e votare c’è comunque bisogno di vedere una, seppur piccola, differenza tra i due, ma in questo caso non c’era!

Io, uomo di sinistra, avrei votato per il Tucci o anche per il Falorni (entrambi di centrodestra) se fossero stati presenti al ballottaggio. Non per il Neri. E non per motivazioni ideologiche, ma perché non ho trovato differenze.

Più in generale, come ho già detto al Dr. Iccapot, sono molto convinto che il diritto di voto debba essere guadagnato. Negli ultimi giorni prima del primo turno avevo parlato con alcune persone e nessuna si era preoccupata di capire chi erano i candidati o quali programmi proponessero o quali liste li appoggiassero. Ho visto facce stupefatte al solo nominare Cenni fra le linee del Neri o il Marzucchi quale candidato sindaco. In questa situazione, come volete risolvere i problemi e migliorare il nostro futuro? Il diritto di voto va guadagnato dimostrando di partecipare alla vita politica.

Un post banale

E’ banale scrivere qualcosa contro la violenza delle donne, oggi che è la giornata dedicata a ricordare le troppe vittime femminili di un maschio in crisi di identità. Chi, almeno a parole, non sostiene che la violenza contro le donne, così come ogni forma di violenza, siano da condannare? Salvo poi giustificare qualche violenza portata per estendere la democrazia occidentale o per fermare gli immigrati o per sedare le contestazioni di studenti e operai.

E’ ipocrita dedicare ogni giorno dell’anno a ricordare qualche forma di violenza (donna, minori, omosessuali ecc) e poi praticarla tutti gli altri giorni dell’anno. Un esempio è biasimare la violenza che ha condannato Andrea al suicidio e poi avere un Parlamento che boccia l’introduzione dell’aggravante per i crimini basati sull’orientamento sessuale o le unioni omosessuali. Un altro esempio è sentire ogni partito che dichiara che la prossima giunta/consiglio sarà composta in pari numero da uomini e donne, o che il prossimo candidato alla presidenza del consiglio sarà una donna e poi vedere queste promesse sempre disattese.

Ci sono tanti piccoli gesti che dimostrerebbero un chiaro segno di cambiamento, ma questi piccoli gesti non vengono mai fatti.

I due amici strafatti

Gheddafi dimostra di meritarsi profondamente l’amicizia del mezzo-premier italiano: sono entrambi persi in qualche nebulosa…

Il mezzo-premier ci delizia ogni giorno con le sue perle di cazzate e falsità. Il suo amico, invece, è intenzionato a chiedere all’ONU di smembrare la Svizzera tra Italia, Francia e Germania, dimostrando ancora una volta che cosa pensi del diritto di ogni popolo all’auto-determinazione.

Ora attendiamo solo il terzo compagno di funghi allucinogeni: su dalla celtica padania non potranno non gioire per la conquista del Canton Ticino.