Una scena penosa

Alias: cosa tocca fare per stare alla moda

Stasera, come ogni sera, ero sul pullman che mi riporta da Firenze a Siena. Ma stasera, forse per la prima volta seriamente, era un gran caldo. Arrivati all’altezza di Badesse, un ragazzo ha cominciato a prepararsi per scendere… secondo me un po’ presto, dato che da lì mancano ancora tra i 5 e i 10 minuti alla prima fermata di Siena. Tutto dipende dal traffico alla rotonda all’uscita dalla superstrada.

Ha cominciato ad agitarsi e ha attirato così la mia attenzione, che poi è continuata per ciò che stava facendo. Ha iniziato con una bella sniffata di ascella. Seconda sniffata, non era ancora sicuro… Stessa ascella, terza e quarta sniffata, in rapida successione. Poi una singola sniffata per l’altra ascella.

Avrei voluto ricordargli che dopo una giornata intera fuori casa, forse è normale non essere proprio profumatissimi, soprattutto dopo un viaggio di più di un’ora fatto su un pullman trasformato per l’occasione in forno.

Poi ha preso la sciarpa e se l’è annodata al collo. Ho avuto paura per le sue ghiandole sudoripare! Ma quello che mi ha fatto ancora più ridere è stato il colore della sciarpa… rosa!!

Hanno seguito, nell’ordine, una giacca di pelle e un maglioncino sulle spalle.

L’unica spiegazione che mi son dato è che non fosse contento del livello di sudorazione raggiunto e volesse (con un occhio alla moda) accelerare il processo…

A parte questo… cosa si deve fare per stare alla moda? Un macho con una bella giacca di pelle e una delicata sciarpina rosa…

PS. Un po’ credo puzzassi anche io… ma appena sono arrivato a casa mi son lavato. Non mi pare scandaloso.

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Pronti, attenti, via!

Domani si riparte! Domenica suoneremo in Germania, a Weimar! Così domani mattina prenderò prima un autobus per arrivare a Firenze, poi un altro per arrivare a Pisa (visto che la linea Siena-Pisa, benché molto pubblicizzata, prevede solo 2 pullman all’andata e 2 al ritorno in tutta la giornata. Secondo loro dovrei partire il giorno prima!) ed infine l’aereo per Francoforte. Poi una macchina e finalmente vedrò il cartello Weimar.

Purtroppo non avrò molto tempo per visitare i posti, suoneremo domenica pomeriggio, ma sicuramente la mattina dovremo fare una mini-prova.

Lunedì tornerò in Italia.

Tutti a chiedermi “come stai”

Mia sorella, gli amici, mia mamma. Tutti a chiedermi come sto e a rimanerci male se mi limito a rispondere “come al solito” o glisso direttamente. Ma che gli dico? Non lo so più. Gli dico che questa domanda mi da fastidio e sarebbe meglio per un po’ non sentirla? Anche perché la risposta è la solita. E non c’è la minima ragione perché la risposta sia cambiata dall’ultima volta.

Ad una domanda del genere, io credo, si risponde a seconda del proprio umore in quel momento. Non c’è altro indicatore vero dell’andamento della propria vita. Già perché gli eventi, alla fine, sono neutri. Non sono né positivi né negativi, dipende dalla persona e dal momento in cui è immersa. Ci son dei momenti in cui la minima cosa positiva ti sembra sia un terno al lotto. In altri non la vedi neanche. Ieri per esempio, ho preso l’autobus delle 17.30 (per il successivo avrei dovuto aspettare 40 minuti!) al volo. Dovrebbe essere una cosa positiva, niente da fare… l’autista non sapeva guidare, le poltroncine erano particolarmente scomode, l’aria condizionata non funzionava e seduti sulle poltroncine davanti a me c’erano due fascisti grinzosi che non son stati zitti un attimo (alla fine si son scambiati due capolavori di quotidiani: Libero e il Giornale…).

Ma l’umore come si forma? Dipende dall’umore del giorno precedente e dipende da quello che ti succede durante la giornata e dalle aspettative per il futuro, io credo.

Ora, in una situazione in cui la sfera sentimentale non va, la sfera lavorativa è una noia mortale e la piccola soddisfazione che speravo di prendermi me la sto vedendo sfumare giorno dopo giorno, il riposo notturno non esiste perché non ne ho il tempo, 3/4 ore al giorno le passo sui pullman, quale sarà la risposta alla domanda “come stai?”?