Risposta all’editoriale di Panebianco


L’editoriale pubblicato sul Corriere della Sera di oggi, a firma di Panebianco si chiude auspicando una riforma della giustizia che inietti “dosi massicce di «sapere empirico»” nei corsi frequentati dai futuri magistrati. E ancora: “Si addestrino i futuri funzionari, magistrati e amministratori, a fare i conti con la complessità della realtà. È ormai inaccettabile, ad esempio, che un magistrato, o un amministratore, possano intervenire su delicate questioni finanziarie o industriali senza conoscenze approfondite di finanza o di economia industriale. È inaccettabile che gli interventi amministrativi o giudiziari siano fatti da persone non addestrate a valutare l’impatto sociale ed economico delle norme e delle loro applicazioni. Il diritto è uno strumento di regolazione sociale troppo importante per lasciarlo nelle mani di giuristi puri.”

Per cui, secondo questa “bella” proposta, un giudice non dovrebbe valutare la colpevolezza o meno di qualcuno, ma se una condanna provoca un danno o no a qualcuno. E poi dovrà scegliere a chi far pagare il danno (e questa è politica!), perché un danno comunque qualcuno dovrà pagarlo, che sia il delinquente o la vittima. E indovinate un po’ chi sarà il fortunato che pagherà il danno?

Insomma, un giudice cresciuto nella riforma Panebianco avrebbe dovuto capire che la condanna in via definitiva all’ex cav. B. avrebbe arrecato dei danni e quindi avrebbe dovuto soprassedere, con buona pace della separazione dei poteri e di Montesquieu.

O ancora, nel caso Ilva, molto meglio che la gente muoia di malattie tumorali, piuttosto che condannare la famiglia Riva e procedere alla riconversione della fabbrica.

O infine, a titolo di ulteriore esempio, il caso Eternit: un giudice che avesse seguito la riforma Panebianco non avrebbe mai condannato la società, molto meglio lasciarla stare che far sapere a tutto il mondo che in Italia esistono delle regole che devono essere rispettate anche dagli imprenditori, altrimenti poi nessuno vorrà più investire nel nostro paese.

Caro Panebianco, facciamo un ripassino veloce delle basi della democrazia: il parlamento promulga le leggi, il governo le applica e i giudici hanno infine “il potere di giudicare, ed eventualmente punire, chi non rispetta le leggi” [Wikipedia].

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