IL PDL e la legge


Quelli del PDL sono ormai così avvezzi a non rispettare le leggi che poi combinano dei casini inauditi. Nel Lazio a questo giro, tanto han fatto che si sono incartati e la lista del PDL è stata esclusa dalla tornata elettorale, ovviamente troveranno il modo di farla rientrare dalla finestra, ma le affermazioni dei vari esponenti politici mi sembrano veramente delle baggianate.

Il Presidente Napolitano dice che «La preoccupazione di una piena rappresentanza, nella competizione elettorale regionale in Lazio come dovunque, delle forze politiche che intendono concorrervi, non può che essere compresa e condivisa dal Presidente della Repubblica». Ok, d’accordo, ma con tutto il rispetto non sono affatto d’accordo. C’è una legge dello Stato che definisce le regole per la composizione delle liste elettorali, dove andiamo a finire se cominciamo a non rispettare le leggi neanche per le elezioni? Che dovrebbero essere il primo atto democratico. E poi chi mi dice che ha più diritto una lista che non è capace di organizzarsi per presentare in tempo la propria candidatura rispetto ad un’altra che non riesce a raccogliere il giusto numero di firme? Allora chiunque vuole presentare una lista deve poterlo fare, è questa la rappresentazione democratica.

Alemanno invece scrive nella sua lettera diretta al Presidente Napolitano: «Poichè il Popolo della Libertà è il partito che riscuote più consensi a Roma e nel Lazio, la sua esclusione determinerebbe l’impossibilità per un numero elevatissimo di cittadini della Capitale di esprimere compiutamente la propria scelta elettorale. L’esclusione di quarantuno candidati, rappresentativi di un partito in grado di raccogliere almeno il quaranta per cento dell’elettorato, rischia di generare un vertiginoso aumento dell’astensionismo e una distorsione irrimediabile della composizione del Consiglio regionale del Lazio». E ancora, secondo il Sindaco di Roma la Regione Lazio «è una istituzione democratica troppo importante per essere guidata da un presidente, chiunque esso sia, eletto senza la piena partecipazione di tutti i cittadini. Anche il Consiglio di Stato, che è il massimo organo giudicante in materia, ha stabilito in più occasioni che il diritto costituzionalmente garantito di poter esprimere liberamente il proprio voto, debba prevalere su ogni eventuale problematica formale o burocratica». «Non con spirito di parte, ma come sindaco della città di Roma – è in fine l’appello di Alemanno – La prego pertanto di intervenire con l’autorità morale che deriva dal Suo alto incarico per evitare questo grave danno per la nostra vita democratica». Dalle parole del primo cittadino romano si capisce che il PDL è più uguale degli altri partiti, che siccome raccoglie oltre il 40% (andrà visto dopo le elezioni, casomai) dev’essere automaticamente presente alla tornata elettorale. Secondo me, invece, siccome è uno dei maggiori partiti italiani ha ancora maggiori responsabilità di rispetto dell’ordinamento democratico e delle leggi dello Stato, se sono così ebeti da non saper rispettare una scadenza, mi dispiace tanto per i loro onorevoli culi che non potranno sedersi sugli agognati scranni.

Infine una piccola riflessione… ma siete proprio sicuri di voler affidare una regione ad un gruppo di gente che non sa neanche organizzarsi in modo che ci sia una persona che entro una certa data vada a firmare due fogli? Figuratevi una volta eletti, cosa saranno in grado di fare questi…

[fonte]

Altre letture:

Il partito del fare come gli pare

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