La guerra fra poveri…


A parte Berlusconi, i suoi strafalcioni e i suoi tentativi di bypassare la giustizia, un altro argomento tiene banco in Italia e forse anche nel resto dell’Europa: la Fiat fa acquisti in America e in Germania.

Non sono qui per dare un giudizio sulla questione, da una parte c’è ovviamente paura per le ristrutturazioni che dovranno sicuramente avvenire, dall’altra c’è la certezza che se la Fiat “sta bene” almeno continuerà a dare lavoro, se fallisse o venisse acquistata da altri forse sarebbe peggio.

La cosa, però, che secondo me non va fatta è questa:

Luigi Angeletti, leader della Uil, a proposito delle ristrutturazioni afferma: «Aspettiamo il termine delle trattative con Opel: Fiat versa in situazioni migliori rispetto a Chrysler ed al gruppo tedesco, quindi non vedo perché dovrebbe ridurre gli impianti». Sottintendendo, evidentemente, “se proprio vanno ridotti gli impianti, che venga fatto in America o in Germania”.

Appunto, la guerra dei poveri. Siccome Angeletti prende i soldi dai lavoratori italiani difende loro, e soltanto loro. Non si prova neanche a pensare un pochino in grande.

Non dico che non debba difendere i lavoratori italiani della Fiat, ci mancherebbe, ma invece di dire “beh, licenziate quelli là, invece che questi qui”, dovrebbe parlarsi con i suoi colleghi tedeschi e americani e far pressioni sulla Fiat perché non ci siano esuberi, nè in Italia nè altrove.

La politica attuale di Angeletti e di molti altri è quella di limitare i danni, ovvero di concedere sempre qualcosina di più ai poteri forti, non esagerando per mantenere un minimo di fiducia da parte dei lavoratori.

E invece il sindacato dovrebbe lottare per conquistare nuovi diritti, senza perderli per strada!

Prima vennero per i comunisti
e io non alzai la voce
perché non ero un comunista.

Poi vennero per i socialdemocratici
e io non alzai la voce
perché non ero un socialdemocratico.

Poi vennero per i sindacalisti
e io non alzai la voce
perché non ero un sindacalista.

Poi vennero per gli ebrei
e io non alzai la voce
perché non ero un ebreo.

Poi vennero per me
e allora non era rimasto nessuno
ad alzare la voce per me
.

di Martin Niemöller

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