Fatima


Il viaggio in Spagna e Portogallo (di cui presto arriverà il resoconto) mi ha accompagnato in uno dei templi dell’ipocrisia cattolica. Fatima è un mercato a cielo aperto (mi pare che qualcuno cacciò i mercanti dal tempio… mah!). Una spianata enorme si stende tra la vecchia chiesa e la nuova (un palazzetto dello sport, tondo!)

La spianata di fronte al Santuario di Fatima

Sulla destra della foto, potete vedere il corridoio su cui persone con davvero poco senso del ridicolo fanno la loro penitenza… La penitenza, nell’accezione religiosa, dovrebbe essere qualcosa di doloroso. O meglio, va bene anche che non sia doloroso, ma di certo non una buffonata. Questa serie di devoti percorrono questo corridoio in ginocchio… muniti di paraginocchi o di straccio su cui scivolare. Magari non so cogliere io il grande coraggio, la grande devozione che sta dietro a questi gesti, ma se io fossi dio… come minimo mi farei una grassa risata a vedere ‘sta gente.

Nei negozini a contorno del Santuario si vende di tutto, in particolar modo delle statuette di tutte le misure della Madonna di Fatima, anche (dovrei forse dire, soprattutto) fosforescenti! …e con questo han superato ogni limite al buon gusto!

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2 thoughts on “Fatima

  1. Secondo me bisogna vedere questi luoghi con i propri occhi e con le proprie emozioni, senza condannare chi vediamo intorno a noi perchè come dici giustamente tu c’è tanta ipocrisia, c’è chi ci gioca sulla fede delle persone.
    Ci sono poi delle tradizioni, e mi riferisco al camminare in ginocchio, che alcune persone continuano a riproporre. Forse qualcuna per fede (soffriamo e nella sofferenza si pensa e si riflette), forse qualcuna per imitazione. Ma non giudichiamole… Se Dio si fa una grassa risata da lassù, benvenga. Ma non sarà certamente una grassa risata di scherno.

  2. Ciao perlinazzurra
    quello che non mi è piaciuto, oltre alla mercificazione, è stato il voler esserci (camminare in ginocchio) senza portarne le conseguenze (e da qui i paraginocchi).
    Ecco, il non volersi mai prendere le responsabilità e le conseguenze è una caratteristica della natura umana che non sopporto.
    Nessuna condanna per quanti credono veramente nella propria religione e credono di poter espiare colpe o riflettere sulla propria vita (non mi piace la frase “nella sofferenza si pensa e si riflette”, nella sofferenza si soffre, fine. Diverso è se sappiamo fin dall’inizio che la sofferenza avrà fine tra tot metri/ore. Ma qui continua ad esserci ipocrisia…), non lo condivido, ma lo rispetto come ho sempre fatto.

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