L’anguria


Io pesante come una fetta d’anguria
grezza e rossa
dolce, acquosa, dissetante.
Sempre gli stessi palazzi grigi,
nel tramonto cangiante, lucido, luminoso.
E le lavagne
come insegne di guerra.
Minime, piccole piante/foresta
che attorniano il castello.
Ormai integrata,
le astronavi partite senza di me.
Sentire per giorni
assurde scemenze
declamate dal palco
con assurde parole.
Compagni sbadigliano,
faccio finta di avere una teoria, sicuramente minoritaria,
mi atteggio a compagno sicuro
come fanno tutti.
Non era questo che mi aspettavo.
Forse diventerò una banana.
Per ora,
sono gialla come un limone

E’ quello che ho provato all’ultimo congresso di Rifondazione
PIPPIBI

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