Ultimo atto, il TFR


Ti assumono promettendoti il contratto a tempo indeterminato l’anno successivo. A metà anno ti chiedono il sacrificio di un tuo mese di stipendio “Eh, non sapete noi [soci n.d.a.] da quanto tempo non prendiamo lo stipendio”. A fine anno ti dicono “senti, ti facciamo il contratto a formazione, così l’azienda risparmia un po’, ma per te è uguale”. Meno di un anno dopo cominciano a dirti “Eh, non c’è lavoro… dal prossimo mese ti mettiamo a progetto e poi si vedrà”. Poi per fortuna si accorgono che ci sono un paio di progetti importanti che devono essere ultimati, e allora ti dicono che a fine febbraio finisce il contratto. Anzi, a fine febbraio ti devi licenziare.

Dentro di te cominci ad avere un po’ paura. Ne parli anche poco con le persone che ti stanno vicino, perché ti vergogni della scelta che facesti pochi anni prima di fidarti di un branco di improvvisatori gradassi. Ti spaventa esser disoccupato. Ti spaventa andar per uffici per far colloqui, non ti senti all’altezza. E allora un po’ speri che a febbraio il lavoro prosegua, com’è stato finora. Ma un po’ ti lasci andare, non lavori più con l’entusiasmo di un tempo. Pensare che il natale prima di essere assunto in quell’azienda, avevi cominciato il progetto a casa, durante il Natale!!! Ci pensi e ti insulti, ma sei fatto così.

Adesso l’entusiamo è finito, fai le tue 8 ore e non vedi l’ora che sian le 18 per andartene.

Gli ultimi giorni (il penultimo!) i tuoi capi cominciano a chiederti se dopo sei disposto a lavorare ancora con loro, a progetto, ma veramente a progetto! Allora pensi che si siano svegliati e abbiano capito che non puoi licenziare l’unica persona che ha seguito il progetto la cui installazione è appena partita. Non ha senso. O almeno lo affianchi per un mese ad un’altra persona (ma allora potrebbe rimanere il primo dipendente almeno fino al termine dello start-up…). Niente di tutto questo, mi chiedono di prendermi in carico l’assistenza e mi danno la metà di quello che prenderanno loro. Cioè, ti danno la metà di un qualcosa che ancora non è quantificabile per fare tutto il lavoro. mhm, qualcosa non torna. Allora, io faccio il lavoro che loro vendono, e io ci guadagno la metà? Poi, assistenza su un programma che non è mai stato debuggato? “Eh, ma se l’hai fatto tu, e dici di saper programmare, sarai confidente che il programma sia fatto bene”, la frase del più demente del gruppo. Beh, come dire che la Microsoft abbia venduto Vista senza neanche farci un test sopra, tanto fanno sistemi operativi da anni, sapranno come farli… Ops, è quello che han fatto…

Ma no, un programma non è mai esente da bug, ma che glielo spiego a fare? Tanto “conditio sine qua” non capirebbe! E allora nuova proposta! Spiegare ad un altro il mio programma… Quante giornate? “Vediamo, quanto ci vuole…” Per quale prezzo? “Tu quanto vorresti?” Voi quanto vorresti darmi? “300€?” No, è molto al di sotto delle mie aspettative, ho da fare.

Lasciando perdere quanto possa valere la conoscenza. Mi sembra lecito decidere “si, accetto” “no, non accetto”, altrimenti che me lo domandano a fare? Se tanto decidono loro? Così cerchi di decidere pensando a cosa ti convenga di più… “Eh, no, dopo tutto quello che abbiamo fatto per te” E quello che io ho fatto per loro? Ah, ma quello non conta. Ti hanno preso per il culo, perché ti assunsero per poter prendere una commessa da 30.000€ circa e poi ti vogliono anche far sentire in colpa se pensi al tuo portafogli! “Eh, voglio vedere chi ti da uno stipendio come quello che prendi qui” TUTTI!!!! Anzi, mi danno lo stesso stipendio senza lagnarsi tanto!

Già perché nel frattempo mi son rimboccato le maniche e ho inviato il mio curriculum alle aziende e in diverse si sono interessate. Ho fatto 3 colloqui (all’azienda di Torino c’ho rinunciato…) più una selezione piuttosto dura in una nota società, che poi vi dirò. A Prato mi volevano assumere, giusto giusto con lo stesso stipendio, ma… ho rinunciato, troppo lungo il viaggio. A Firenze mi hanno in effetti assunto con lo stesso stipendio. Del terzo devo ancora avere notizia ma nel caso lo stipendio sarà superiore a quello che mi davano i “benefattori”. E poi la nota società… vi dirò.

Son passati ormai 2 mesi dall’ultimo giorno di lavoro, e i miei occhietti si son fatti a forma d’euro pensando al TFR. 60 giorni, mi dicono in CGIL, e me lo devono dare, altrimenti ci sono i termini per richiederglielo. Così faccio passare il 60esimo inutilmente e scrivo una mail tranquillissima a quello che si è sempre dipinto da buonista chiedendogli informazioni sul mio TFR. Non mi risponde.

Lascio passare alcuni giorni e gli scrivo di nuovo, stavolta il mio tono è molto più aggressivo. Gli scrivo che mi ha deluso il fatto che non mi abbia risposto e gli chiedo se è consapevole che potrei fargli anche una vertenza sindacale. Il giorno stesso mi chiama, incazzato. Eh, non mi aveva risposto perché aveva girato la mail al commercialista, è evidente! Ma due righe per avvertirmi? E poi che è questa storia della vertenza? Il TFR è tuo, ma te lo pago quando mi ricordo, è evidente. Mica ti chiamo ogni volta che c’è un casino con il tuo programma! Eh tu sapessi che casini che ci sono!

Ecco, mi mordo le labbra per non esser stato pronto con la risposta. Gli avrei potuto dire: “Cretino, mi hai licenziato tu, cosa ti aspetti che io ti faccia? Che lavori per te gratuitamente? Credi davvero che sia un tuo diritto a cui stai rinunciando chiamarmi se un programma che ho scritto come tuo dipendente, e che quindi è di tua proprietà come mi ha voluto ricordare ‘conditio sine qua‘, non funziona? E invece quello di avere il TFR entro i 60 giorni è proprio un mio diritto! Quindi ringrazia che non ti abbia fatto veramente una vertenza sindacale” …che non mi sarebbe convenuta per così poco.

Comunque, il giorno dopo (sicuramente tra una serie infinita di maledizioni) è arrivato pronto l’assegno.. Ma solo un irriconoscente come me potrebbe pensare che quella parolina nella mail abbia velocizzato l’arrivo di quel bel fogliettino. Che domani incasserò!

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One thought on “Ultimo atto, il TFR

  1. ho lavorato a milano per circa due anni, prendendo, con contratto a progetto, circa 700 € al mese lorde. per cui, un mese mi toccava pagare l’affitto e un mese mi toccava (ma pensa un po’!) mangiare… fin quando non ho cambiato rotta. nella vita non sempre gli sbagli degli altri li paghiamo noi. è anche bene mandare alla deriva chi se lo merita. tanto noi, in qualche modo, ce la caveremo.

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