Dal Manifesto del 12 giugno


Il fogliettone di Alessandro Robecchi è sempre una lettura molto interessante. Riporto qui l’ultimo intervento su “Il Manifesto” del 12 giugno.

 

 

 

Gustavo Selva, non è mai troppo tardi

Alessandro Robecchi

Dimissioni di Gustavo Selva dal Senato della Repubblica. Un grande passo per il vecchio senatore di An, già direttore del Gr2 detto Radio Belva; un piccolo passo per il Paese. Proprio piccolino, anzi, perché ora segue il solito noioso balletto: dibattito in Senato, voto segreto, Selva che annuncia interventi con toni tribunizi: «Ricercherò nuovamente la legittimazione e l’idoneità etica e morale dei miei atti presso gli elettori italiani». Che tradotto in italiano significa: a 82 anni, con le elezioni tra 4, avevo deciso di smettere, e invece mi ricandiderò. Auguri, ma alla fine, francamente, chissenefrega? Dunque Selva lancia questo suo beau geste delle dimissioni nella speranza che si alzino le solite voci a dire: che dirittura! Che onestà! Vecchio trucco. Ma resta il fatto che non trovando un taxi, non volendo prendere un tram, non potendo lottare a mani nude contro il blocco del traffico, e dovendo recarsi a un dibattito tv, il senatore ha preso un’ambulanza. Forse temeva che a Bush, l’uomo più potente del mondo, mancasse il fondamentale appoggio mediatico di Gustavo Selva. Ha insultato e apostrofato con arroganza gli infermieri. Poi ha rivendicato il gesto in diretta tv. Poi ha messo una pezza peggio del buco («Volevo vedere come funzionava il servizio»). E alla fine ha pure avuto da ridire su qualche minuto di ritardo dell’ambulanza. Non siamo populisti, da queste parti, e dunque non ricorderemo all’ex senatore Selva che per tanti italiani normali l’ambulanza (per l’ospedale, non per gli studi tv) nemmeno arriva. Limitiamoci al dibattito di moda sui costi della politica. Perché ora pagheremo riunioni, interventi, tempo, fotocopie, resoconti stenografici, roba che costa. Lui non ha gradito l’indignazione e ha risposto a brutto muso: «Cosa chiedono, che venga impiccato davanti a Palazzo Madama?». Uh, che melodramma! Basta andarsene, a volte, cumulando le due, tre, quattro pensioni collezionate. In silenzio, senza strepitare. Magari a piedi, non in ambulanza. Adieu.

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