lei


lei l’ho vista una volta, una volta entrato nel solito pub, lo stesso pub ma più vuoto di ieri. lei. capelli neri, come degli stormi di corvi che urlano “mai più” in un silenzio allucinato, in un vuoto crepuscolare quasi gotico, più che irish.

lei, ho saputo poi chiamasi simona. lei che mi sovviene in mente con altre forme e simili a quelle di un’altra, una musa passata, chissà, dimenticata.

lei, sempre in bilico tra il nascondersi e il dover primeggiare, il voler gridare “aiuto, ho bisogno di qualcuno” e il “vattene lontano”, cammina dritta tra l’ assi di un legno che sembra il pavimento di una nave piratesca.

lei e le sue faccine da cartone animato, con quella invidiata mimica e gestualità che sfiora l’arte d’un film muto. chiediamo rhum, come si addice, sulla nave dei pirati.

lei ha due occhi che sono dei fari d’un oblio mai sfiorato, lei piange gridando amore sotto la maschera. lei bambina, almeno quanto me. cos’è l’amore? se avessi la risposta, gliela darei.

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