Marinella non ha rapito i propri figli


Tra pochi giorni, 11 aprile, si troverà sottoposta al giudizio della Cassazione Penale Marinella Colombo, che da anni lotta contro un sistema perverso che le ha tolto illegittimamente i due figli avuti da un cittadino tedesco e l’ha trasformata in una criminale, con tanto di reclusione in carcere e sequestro dei beni.

L’11 aprile, appunto, Marinella sarà processata per aver “rapito” i propri figli, che le erano stati tolti con vari ed accertati stratagemmi dalle autorità tedesche, e con lei sua madre, rea di non aver consegnato la figlia e i nipoti alle forze dell’ordine.

Già a questo punto vi starete chiedendo com’è possibile, in un sistema come quello italiano improntato, almeno sulla carta, ai principi di proporzionalità e ragionevolezza a finire sotto processo sia una mamma che lotta per stare con i propri figli illegittimamente allontanati. Evidentemente, ci sono delle ragioni che vanno oltre il caso concreto.

Quello di Marinella non è un caso isolato; sono numerosi i cittadini italiani (ma anche francesi, spagnoli…) che sono stati privati, sulla base dell’identico copione, dei propri bambini da un sistema, quello tedesco (applicato anche in Austria) che a prescindere dalla concreta situazione, non appena va in crisi una coppia formata da un tedesco e da un non-tedesco, attraverso un’autorità amministrativa, lo Jugendamt, le cui origini inquietanti affondano nell’ideologia nazista, e secondo procedure ben collaudate e pacificamente accettate assicura che i figli bi-nazionali rimangano in Germania (dove restano o dove vengono portati) con il genitore tedesco, intraprendendo una vera e propria guerra contro il genitore straniero sia sotto il profilo economico che penale, fino a ridurlo in condizioni di indigenza e a privarlo di tutti i diritti sulla prole, nonché spesso trattandolo come un criminale se osa ribellarsi.

Queste procedure, candidamente esposte nelle leggi tedesche, potrete approfondirle, ma ciò che adesso vorremmo trasmettervi è la gravità della circostanza che in un’Europa che si ritiene unita, un paio di Paesi dettino le proprie “regole” nell’inerzia e sottomissione degli altri.

Impossibile esprimere il dolore e la frustrazione dei tanti nostri connazionali che ogni giorno lottano per ritrovare un contatto, ingiustamente ed illegittimamente negato, con i propri figli. Sono storie diverse, di madri, di padri, di nonni, discriminati e trattati come delinquenti nella pressoché totale indifferenza del proprio Paese d’origine.

Ma se credete che – citando da Martin Luther King – se anche non si è responsabili di una situazione lo si diventa se essendone a conoscenza non si fa niente per cambiarla, leggete qualche notizia tra quelle che metteremo a disposizione su questa pagina, contattateci per qualsiasi chiarimento, aiutateci a diffondere presso i vostri contatti e a creare un movimento di opinione che sostenga Marinella e le altre vittime del sistema tedesco: facciamole sentire, facciamo sentire a tutti loro, che NON LI LASCIAMO SOLI!

Se volete esprimere la vostra solidarietà, vi chiediamo di inviare questo testo agli indirizzi mail di :

redazione.internet@ansa.it
cronache@ansa.it
segreteria.redazione@adnkronos.com
segreteria.redazione@agi.it
redazione@corriere.it
cronaca@ilmessaggero.it
capo.gabinetto@giustiziacert.it

Egregi signori,
con la presente desidero esprimere la mia solidarietà a Marinella Colombo, la cui posizione verrà valutata il giorno 11 aprile 2014 dalla Suprema Corte di Cassazione.

Sappiamo che sarà grande, come lo è stato fino ad ora, l’impegno delle autorità tedesche per far condannare anche in Italia questa piccola donna, fastidiosa per aver rivelato un sistema iniquo e con il quale si difendono solo gli interessi tedeschi.

Sappiamo che se una mamma straniera lascia l’Italia con i figli non viene sottoposta a processo e nei rari casi in cui questo succede, la pena è simbolica e comunque non le si tolgono i figli.
Invece, ad un nostra concittadina viene tolta, oltre ai figli che non vede da tre anni, ogni possibilità di sopravvivenza. La si vuole trasformare in una senzatetto, condannandola a pagare somme abnormi che non possiede, dopo averle tolto, con i bambini, ogni ragione di vita.

E’ questo il prezzo da pagare per aver rivelato le storture di un sistema europeo unanimemente giudicato inadatto a tutelare i minori? E’ questo il prezzo da pagare per essere di nazionalità italiana anziché tedesca? E’ questo il modo in cui l’Italia difende i suoi figli, mettendoli su di un treno per un viaggio senza ritorno?

Come cittadino italiano posso solo esprimere il mio sdegno e chiedere ai media di diffonderlo.

Cordiali saluti

Maggiori informazioni: jugendamt0.blogspot.it

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